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Nella Foligno di Federico Frezzi.

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Carteggi

 
   
 

il carteggio Rotondi-Faloci presso la Biblioteca Comunale di Foligno

 
   
 
 

 

Vi sono almeno tre fasi nella vicenda che riguarda la ricerca su Federico Frezzi e il suo “Quadriregio” nel corso delle quali sono intercorsi - o potrebbero essere intercorsi - carteggi di cui si conosce l’esistenza, l’entità più o meno totale, o la possibile esistenza e/o persistenza.

 

Per “carteggi” intendiamo:

a)      tutto quanto, in primo luogo le corrispondenze epistolari ma non solo, metteva in relazione amanuensi e stampatori con coloro che hanno promosso la copiatura o la stampa del poema;

b)      tutto quanto metteva in relazione gli attori dei processi di riproduzione e di diffusione dell’opera;

c)      tutto quanto metteva in relazione gli studiosi tra di loro, ma anche con i più diversi corrispondenti e con gli stampatori;

d)      tutto quanto metteva in relazione bibliofili, collezionisti ed antiquari;

e)      testimonianze di relazione tra i soggetti indicati, reperibili in altra documentazione non specificatamente epistolare: tanto per fare qualche esempio: libri di famiglia, libri di memorie, libri e racconti di viaggio, e, soprattutto, atti notarili.

 

Una fase è quella che vide attivi gli esponenti più in vista dell’Accademia dei Rinvigoriti, sia folignati (come G. B. Boccolini e G. Pagliarini) sia forestieri (come A. G. Artegiani e P. Canneti), nel periodo in cui provvedevano alla edizione a stampa del poema frezziano, ottava dal 1481, che fu realizzata in Foligno nel 1725 per i tipi dello stampatore Pompeo Campana.

 

Un’altra fase è quella caratterizzata dall’intensa attività di Enrico Filippini e che trovò uno dei suoi vertici nell’undicesima edizione del poema, da lui curata, stampata dall’editore Laterza (Bari, 1914) e inserita nella collana degli “Scrittori d’Italia” (vol. n. 65), prestigiosa creatura di Benedetto Croce. Questo periodo racchiude anche l’attività di Michele Faloci Pulignani, il quale aveva cominciato ad interessarsi a Frezzi negli anni Ottanta dell’Ottocento (Le arti e le lettere alla corte dei Trinci, Foligno, 1888). Benché non avrebbe fatto diventare il letterato umanista oggetto privilegiato dei suoi studi, come sarebbe stato per Filippini, Faloci Pulignani avrebbe sempre costituito un punto di riferimento per quanti avessero avuto necessità di accedere a fonti locali dirette che lo riguardassero. Un caso esemplare è quello costituito da Giuseppe Rotondi il quale, in relazione ai suoi studi, e in particolare al suo Federico Frezzi. La vita e l’opera (Todi, 1921), usufruì variamente delle informazioni fornite da Faloci Pulignani che attinse all’Archivio Notarile di Foligno. Non dobbiamo dimenticare, peraltro: che nel 1914 usciva il lavoro di R. Morçay su sant’Antonino da Firenze (Saint Antonin fondateur du couvent de Saint-Marc, archeveque de Florence, Paris-Tours); che nei tardi anni Trenta del Novecento T. Kaeppeli iniziava i suoi studi di ambito domenicano; che, insomma, si allargavano i contesti analitici e critici che intercettavano la figura e l’opera di Frezzi.

 

In conclusione, sia la fase che vide l’edizione del 1725 sia quella che si aprì con il 1888 (Faloci Pulignani) e si concluse nel 1942 (con il pregevole studio di Kaeppeli, La raccolta di discorsi e di atti scolastici di Simone da Càscina, in “Archivum Fratrum Praedicatorum”, 12) sono, allo stato delle nostre conoscenze, ricche di consistenti carteggi. Non resta che verificarne l’entità, renderli noti e fruibili, ampliarne, se del caso, la consistenza.

 

Appare molto più complessa, invece, la ricerca che concerne eventuali materiali relativi alla fase che va dal 1421, data di stesura di quello che si ritiene essere il più antico codice manoscritto del poema (il cosiddetto codice La Vallière, oggi disperso) all’edizione folignate del 1725. In merito, si tratta di un terreno del tutto inesplorato.

 
     
   
 
   
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